La plastica nei mari è il terzo grande tema globale trattato nell’ultimo World Economic Forum 2019 di Davos; prima di questo argomento ci sono solo il riscaldamento globale e i flussi migratori.
Alla plastica è attribuita la maggiore responsabilità del soffocamento dei mari, ma è al tempo stesso il materiale di riferimento per eccellenza per durata, resistenza, leggerezza e purezza batteriologica. Si pensi a cosa potrebbe succedere all’intero settore alimentare se la plastica dovesse sparire improvvisamente; ma anche cosa accadrebbe al mercato dei flaconi dei detersivi, dei prodotti cosmetici, dei saponi, ecc.
Una risposta positiva a questi problemi potrebbe venire da importanti alleanze fra i principali utilizzatori di packaging in plastica e alcune industrie del riciclo.
Nestlè Usa, la consociata americana del colosso alimentare svizzero, ha annunciato che entro il 2021 almeno il 25% del materiale utilizzato nel packaging di tutti i suoi prodotti verrà prodotta da plastica riciclata (attualmente solo il 7% di materiale presente nelle bottiglie dell’acqua è riciclato). Per questo Nestlè Usa ha stretto uno stretto legame con la canadese Plastrec, azienda che produce Rpet dal riciclo di Pet.
Analogamente Coca Cola ha firmato un accordo di cinque anni con un’azienda canadese, la Loop, una startup che vanta una tecnologia innovativa per la depolimerizzazione del poliestere e che si è impegnata a fornire Pet riciclato (RPET) agli imbottigliatori del gruppo Coca Cola nel mondo, quali a esempio in Europa Ccep (Coca-Cola European Partners), azienda che vende le bevande in 13 Paesi europei. Ccep è il più grande imbottigliatore indipendente del gruppo Coca Cola e si è posto l’obiettivo di usare almeno il 50% di Rpet entro il 2020, dall’attuale 24%.
Loop realizzerà il suo Rpet negli Stati Uniti in collaborazione con Indorama Ventures, un produttore di plastica tradizionale. La joint venture Loop-Indorama ha firmato accordi analoghi con PepsiCo, con Danone e con il gigante dei cosmetici L’Oreal.
Procter & Gamble ha sviluppato internamente la tecnologia PureCycle che permette di riciclare il polipropilene, realizzando una resina con cui si producono apparecchi elettronici, materiali da costruzione, imballaggi per cibo e bevande.
La belga AB InBev, uno dei colossi mondiali della birra e delle bevande, ha lanciato il programma 100+Accelerator con il quale intende fornire supporto in termini finanziari e di mentoring agli imprenditori innovativi, portatori di idee di business o di soluzioni per ridurre l’impatto ambientale del packaging. Al momento sono 21 le start-up già selezionate dal programma
In Italia sempre Coca Cola e Nestlè, insieme a molte altre aziende note quali Unilever, Henkel, Ikea, Adidas, H&M, Oviesse, Suez e A2A, attraverso un sostegno di idee – pertanto non finanziario – hanno aderito a un consorzio di aziende “sostenitrici” di Gr3n, una startup italo-svizzera che ha messo a punto una tecnologia per il riciclo chimico del Pet e in generale del poliestere, che sta realizzando un impianto pilota a Chieti.
Secondo uno studio della Ellen MacArthur Foundation, oggi soltanto il 14% della plastica usata globalmente per il packaging viene riciclata. Qualcosa come il 40% finisce in discarica o negli inceneritori e la restante parte (circa un terzo) viene dispersa nell’ambiente, soprattutto nei fiumi e nei mari.
Un ruolo fondamentale per il cambiamento delle grandi aziende vero un economia più circolare è sicuramente dato dai consumatori, che con le proprie scelte possono effettivamente condizionare le politiche dei grandi produttori, così come ha stabilito un studio commissionato dalla stesa Unilever
L’attenzione sul packaging è molto alta ovunque e sta spingendo l’intero settore verso l’innovazione anche in fase di progettazione. Un esempio utile a capire meglio il radicale cambiamento in corso è dato dalla produzione di vaschette multistrato per i salumi. Si tratta di un imballaggio allo stato attuale impossibile da riciclare in quanto realizzato con almeno due o tre plastiche diverse. In questo caso occorre pertanto che questa tipologia di contenitore sia realizzata con un’unica tipologia di plastica, e quindi riciclabile.
Si sta assistendo alla nascita di un nuovo segmento di attività economiche. Secondo uno studio di Pace – Platform for Accelerating the Circular Economuy – una piattaforma sostenuta da Accentur, il design, la progettazione e la realizzazione di modelli innovativi di packaging reppresentano un nuovo business nel settore delle plastiche, che può valere 9 miliardi di dollari. Sempre secondo i ricercatori di Pace, sfruttando il design e i miglioramenti nei sistemi di raccolta differenziata, entro breve sarà possibile creare le condizioni per cui diventa economicamente interessante aumentare la quota di plastica da imballaggi riciclata fino al 50%.
Fonte: businessinsider.it