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L’uso frequente della lavatrice tra le cause delle microplastiche nei mari.

L’uso frequente della lavatrice tra le cause delle microplastiche nei mari.

Eventi e ricerche

Più di un terzo delle microplastiche che inquinano fiumi, mari e oceani, e che finiscono poi inghiottite dagli animali marini, deriva dagli scarichi delle lavatrici.

E’ quanto emerge con chiarezza da numerose ricerche scientifiche, che hanno dimostrato che i capi sintetici lavati in lavatrice rappresentano una delle principali fonti delle microplastiche primarie, ossia quei piccolissimi filamenti plastici che entrano nell’ambiente già in forma frammentata.

È impossibile pensare a soluzioni risolutive su larga scala, mentre risultano di più immediata e facile applicazione azioni che ognuno di noi potrebbe adottare in maniera semplice ogni giorno.

La scienza e la tecnologia sono già in grado oggi di offrire soluzioni per arginare il problema; queste possono essere suddivise in tre macro categorie: accorgimenti casalinghi, dispositivi hi-tech, iniziative di medio-lungo periodo su larga scala.

Il rilascio delle microplastiche è determinato da azioni meccaniche, chimiche e fisiche.

I detersivi in polvere sono più abrasivi di quelli liquidi e causando il distacco di un maggior numero di microfibre.

Temperature di lavaggio più elevate portano ad un maggiore surriscaldamento del tessuto e quindi a danneggiarne la struttura microscopica.

Dal punto di vista meccanico, la velocità di centrifuga, la durata del lavaggio e il livello di riempimento del cestello possono incidere in maniera significativa. La soluzione ideale è quella di avviare il lavaggio dei tessuti sintetici a pieno carico, con programmi brevi e alla temperatura più bassa possibile.

In termini di politiche domestiche è consigliato ridurre il numero di lavaggi di ciascun indumento al minimo indispensabile, oltre che ricordarsi di rimuovere a mano e gettare nell’immondizia (e non nello scarico) eventuali accumuli di fibre rilasciate dai tessuti.

Anche la scelta dei materiali con cui sono realizzati i capi di abbigliamento ha la sua importanza. Alcuni materiali generano intrinsecamente più microplastiche degli altri, sulla base della loro composizione e della loro struttura microscopica. Quando non possibile ricorrere a fibre naturali, anche tra i sintetici esistono differenze non trascurabili: l’acrilico rilascia in lavatrice circa il doppio delle microfibre rispetto al poliestere (il materiale del pile), mentre il tessuto misto poliestere-cotone riduce il rilascio di un ulteriore fattore 3. I i tessuti compatti, a maglie fitte e con fibre lunghe, continue e attorcigliate sono meno inquinanti, perché è meno probabile che la trama si sfilacci durante il lavaggio.

Sul mercato esistono poi dispositivi in grado di contrastare il fenomeno: filtri con particolari forme in grado di catturare le particelle prima che filtro primario della lavatrice; filtri da installare nel tubo di scarico; sacchetti realizzati in materiali particolari dove riporre gli indumenti sporchi; dispositivi da aggiungere alla lavatrice; ecc. (per maggiori dettagli wired.it)

Ultime, ma non meno importanti sono le azioni su larga scala. Si potrebbe ad esempio imporre alle aziende produttrici dei tessuti di effettuare in stabilimento il primo lavaggio (quello che rilascia il maggior quantitativo di fibre), con l’ausilio di impianti industriali dotati delle migliori tecnologie disponibili in termini di filtraggio

Su una scala temporale più lunga, tutte le aziende produttrici di lavatrici potrebbero dotare di default i propri elettrodomestici di filtri anti-plastica.

Vi sono poi azioni che possono essere messe in campo dal legislatore

Con l’incentivazione di apparecchiature più evolute, oppure proponendo sistemi pubblici di filtraggio a livello delle tubazioni di scarico.

Fonte: Wired.it


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